mercoledì 7 gennaio 2009

Open Book

Accadde che in una di quelle giornate di primavera, troppo calde per essere in primavera, in una stanza chiusa ma piena di finestre ci fosse un bancone pieno zeppo di libri e giornali. Dietro al bancone ci stava un tizio dai capelli brizzolati. Nella stanza entrò un tizio che aveva tanta fretta e poca voglia di parlare, capelli ben pettinati, vestiti firmati. Il tizio dietro al bancone gli fece delle domande che non aveva mai fatto e le risposte non gli interessavano più di tanto, gli serviva solo spezzare il silenzio reso davvero denso dall'afa. Il tizio elegante rispose brevemente, aveva fretta. All'improvviso però un libro si aprì davanti a lui, non era nessuno di quei libri appoggiati al bancone, un libro nuovo. Una brezza calda entrò dalla porta e dopo qualche istante arrivarono delle risposte, una sopra l'altra. Il giornalaio parlava e l'avventore ascoltava. Ad un certo punto, come sospinti da una forza misteriosa, i due si trovarono sull'uscio della stanza, il silenzio ricoprì la falla causata dalle parole del giornalaio, il tizio elegante se ne andò sorridente.

domenica 4 gennaio 2009

Said

Said se lo vedi gli dai almeno 35 anni ma se guardi la sua carta d’identità (che forse non possiede) noti, inarcando le sopracciglia per la sorpresa, che ha appena 25 anni. Se sei un tipo curioso gli fai qualche domanda, lui sorriderà mostrandoti i denti ingialliti dal fumo e ti dirà che qui in Italia non si sta male ma che in Marocco lui sta molto meglio e ti dirà che nel suo Paese le donne sono più belle perché hanno le tette più grandi e concluderà il suo discorso con una sonora risata. Said ha un sogno: costruirsi una casa nel suo Paese, intanto qui in Italia si allena lavorando in una fabbrica di prefabbricati di cemento armato. Non si sa perché ma Said ha sempre freddo, sempre la stessa giacca a vento che ormai ha perso per sempre il suo colore originale. Intanto Said manda i soldi a casa e due o tre volte all’anno va a vedere se sono arrivati. Quanti Said ci sono in giro? Nella fabbrica di prefabbricati ce ne sono almeno trenta.

martedì 30 dicembre 2008

Accadde un giorno


Accade un giorno che un’anziana signora di nome F. già molto malata peggiorò a tal punto che i suoi familiari si videro costretti a chiamare l’ambulanza. Dopo pochi minuti sul luogo arrivò G. a sirene spiegate, i paramedici e G. scesero dall’ambulanza e prestarono soccorso ad F. G. era un tipo smilzo con i capelli corti e pallido in viso, sempre indaffarato, infatti guidava l’ambulanza come volontario della Croce Rossa locale, il suo vero lavoro era nell’agenzia di onoranze funebri di R.. I paramedici ci misero tutto il loro impegno ma per F. non c’era più nulla da fare, era deceduta. G. constatò il fatto e disse ai familiari con voce tranquilla: “Date le circostanze riporto questo furgone al deposito e torno con l’altro.”

martedì 23 dicembre 2008

Artemise


A Mantova, il tempo sembra essersi fermato davanti alla vetrina di un negozio di liquori, manca solo la neve ma il riflesso delle candele ricrea un effetto magico.

mercoledì 17 dicembre 2008

The Book Of Shadows - 1st part

Era il mese di Luglio del 1906 quando il noto archeologo William Spencer iniziò gli scavi nella zona sud della Siria. L'entusiasmo era alle stelle se i testi di Hammaras erano esatti, in quella zona si doveva trovare il tesoro del grande imperatore Scalumesh. Gli scavi in principio non sembravano dare i risultati sperati, dalla terra arida emergevano anfore vuote di indubbio valore ma non era certo quello il tesoro di cui parlavano gli antichi testi di Hammaras. Era la sera del 23 e gli operai stavano ritornando nelle loro tende, nel luogo degli scavi era rimasto solo Mr Spencer che camminava nervosamente nel luogo delle ricerche di oggi, il suo volto aveva un'espressione decisamente afflitta. Non si sentiva alcun rumore quella notte, persino il vento sembrava essersi fermato, c'era la luna ma sembrava quasi un dettaglio messo lì appositamente per completare un quadro già di per sé fin troppo tranquillo, quel silenzio all'improvviso venne interrotto da un rumore di assi spezzate, un tonfo sordo di qualcosa che cade. Tutti uscirono dalle loro tende per vedere cosa fosse accaduto, giunti sul posto notarono una voragine sul terreno a poca distanza da dove avevano visto Mr Spencer per l'ultima volta. Da quella voragine proveniva una luce bluastra che non permetteva di poter guardare all'interno. Provarono a chiamare il professor Spencer ma non udirono alcuna risposta. Nessuno osava avventurarsi in quella zona e dopo alcune settimane le autorità locali la recintarono. Nel frattempo Spencer era caduto all'interno di una stanza dalle pareti coperte da strani disegni, che riproducevano figure scheletriche che danzavano attorno ad un altare raffigurante una strana creatura dalla testa umana sul corpo di un'aquila. Sotto a quel disegno compariva un'iscrizione in sanscrito, essa recitava “TEXELON - DIO DEI MORTI”, il noto archeologo notò inoltre che al di fuori del cerchio formato dagli scheletri danzanti ce n’era uno vestito con abiti cerimoniali recanti un pentacolo rovesciato sul torace, questo individuo reggeva un libro nero e sembrava che lo stesse leggendo. Sul lato opposto della stanza vi era un altro dipinto: si trattava di un’altra cerimonia in cui una creatura completamente nera, seduta su una sorta di trono schiacciava con i piedi degli scheletri molto simili a quelli dell’altro dipinto, il mostro nero reggeva in una mano un libro nero con un pentacolo sulla copertina e nell’altra la testa di una donna. Il dettaglio che balzò subito all’occhio di Mr Spencer fu che quella figura seduta sul trono non aveva volto, non era stato cancellato, non era proprio mai stato rappresentato. Sotto a quelle figure si poteva leggere chiaramente l’iscrizione “ATHANATHOS – DIO DELLE OMBRE E DEL POTERE”. Spencer non aveva mai visto iscrizioni del genere, almeno non con quelle creature. La terza parete della stanza era costituita da un angusto pertugio buio come la notte e da cui proveniva un acre odore … di cadavere, l’archeologo nonostante non disponesse di una luce decise di entrare e dopo aver fatto alcuni metri sentì il terreno cedere sotto i suoi piedi eppure non cadde, si accorse che lo spavento per la caduta era solo qualcosa di psicologico perché effettivamente egli era ancora in piedi all’interno del corridoio… o almeno era convinto di esserlo. Dopo aver camminato ancora per alcuni metri Spencer si ritrovò in una stanza più piccola della precedente in cui regnava una tenue luce bluastra che sembrava provenire da un grosso libro nero che era depositato su un piedistallo al centro della stanza che era priva di iscrizioni. Non appena i suoi occhi si furono abituati alla luce notò dietro di se il piccolo corridoio da cui era arrivato e notò con sommo disgusto che aveva camminato su una lunga fila di cadaveri in decomposizione, rimase sbalordito da quello spettacolo terrificante, non riusciva a capacitarsi di come quei corpi morti da chissà quanti secoli non si fossero ancora ridotti a degli scheletri, sembrava quasi che fossero destinati a marcire in eterno. Con passi incerti si avvicinò al libro e allungò la mano molto lentamente per toccarlo, non appena posò il palmo sulla copertina la luce tenue divenne abbagliante, Spencer ritrasse subito la mano ma luce rimase immutata, allora l’archeologo aprì il libro e lesse le prime righe del frontespizio che recitavano: “Rosso libro dei morti – Bianco libro delle ombre – Nero libro del potere” Rimase allibito, quello era il leggendario “Libro delle ombre” di cui nessuno era mai riuscito a dimostrare l’esistenza! Prese con se il volume, era pesante ma il fisico giovanile dell’archeologo lo portava con difficoltà, s’incamminò dunque nel corridoio che lo aveva portato fino a lì, mentre camminava la luce bluastra del libro illuminava il corridoio che offriva lo spettacolo orripilante dei cadaveri non ancora del tutto decomposti, sulle pareti del corridoio c’erano molte iscrizioni ma l’ansia e l’eccitazione per la scoperta clamorosa fecero in modo che Spencer non ci facesse molto caso finchè non notò sulla parete del corridoio una piccola apertura da cui proveniva un vento gelido che prima non aveva percepito. Si fermò a scrutarvi attraverso quel pertugio e vide all’interno un’ampia stanza senza porte ed illuminata da alcune torce fissate alle pareti spoglie, al centro della stanza c’era un trono voltato di spalle, un oggetto bellissimo tutto d’oro e tempestato di pietre preziose, ma la cosa che fece rabbrividire Spencer fu l’enorme “X” impressa sulla parete di fronte al trono, era rossa e sembrava fresca perché in alcuni punti la tinta rossa colava in minuscole gocce. Un lamento di meraviglia tradì l’archeologo e dal trono si alzo una creatura nera come la pece. Spencer preso dal panico iniziò a correre fino a giungere nella stanza in cui era caduto, alzò gli occhi al cielo e vide che qualcuno aveva calato una corda, forse nella speranza di recuperarlo, utilizzò la corda e salì in superficie. Con il libro sotto il braccio ed il cuore in gola si diresse verso il luogo dell’accampamento ma con sorpresa notò che era stato smantellato, se ne erano andati tutti. Decise a quel punto di esaminare quel libro così carico di mistero, ne lesse le prime pagine, era scritto in una lingua antichissima che lui stesso per quanto fosse un esperto faticava a tradurre. Il mattino successivo un gruppo di tecnici della Miskatonic University era giunto per esaminare quello strano fenomeno della luce blu, al loro arrivo notarono Spencer ancora intento a leggere il libro, era immobile come paralizzato, uno dei tecnici lo toccò e vide che era morto anche se il suo corpo era ancora caldo. I tecnici piuttosto perplessi portarono Spencer all’ospedale di Damasco per le indagini di routine. Nessuno seppe mai come morì William Spencer, nessuno seppe mai se morì, il suo referto autoptico non fu mai visto da nessuno così come quello strano libro. Le uniche cose che rimasero furono dei fogli di carta appallottolati in bocca a William in cui è scritto quanto è stato riportato finora, la calligrafia è quella di Spencer non c’è dubbio… ma lui dov’è? Dov’è il libro?.

mercoledì 10 dicembre 2008

Mansinthe - Se lo fa Marilyn Manson è un schifo... invece no

La nota rockstar Marilyn Manson si è messo a produrre assenzio e lo ha chiamato Mansinthe, non è una notizia flash, ma quel che sconvolge è che questo prodotto non è neanche tanto male dal punto di vista qualitativo, paradossalmente sembrerebbe che l'associazione d'immagine con Marilyn Manson abbia in qualche modo reso diffidenti i potenziali acquirenti di questa ottima bevanda.

domenica 30 novembre 2008

Fresh Artist